PIPITA!!! LA JUVE SBANCA IL SAN PAOLO

Una rete di Higuain nel primo tempo decide la sfida contro il Napoli e porta i bianconeri a un solo punto dai partenopei

E per fortuna che non avrebbe dovuto giocare… Higuain non solo è in campo contro il Napoli, ma lo colpisce e lo affonda con la quinta rete segnata in cinque incontri giocati contro la sua ex squadra. La Juve al San Paolo gioca una gara accorta e capitalizza al massimo la giocata del Pipita, risalendo in classifica ad un solo punto dai partenopei e preparandosi nel miglior modo possibile alla decisiva sfida di Champions di martedì contro l’Olympiakos.

HIGUAIN COLPISCE

Che Higuain possa essere il protagonista del match si intuisce dopo quattro minuti, quando costringe Reina al primo intervento dopo una combinazione con Douglas Costa. La Juve fa partire la manovra dalle retrovie con una lucidità che permette di eludere il pressing alto dei padroni di casa, ma quando è il Napoli ad attaccare e a perdere palla la verticalizzazione è immediata e letale: al 13′ Douglas Costa recupera al limite della propria area, parte in velocità e mette in movimento centralmente Dybala che conduce il contropiede a testa alta, vede Higuain sulla destra, e lo libera in area.  E con il Pipita in quella posizione, la sentenza è scritta.

LA REAZIONE DEL NAPOLI

Il Napoli non si scoraggia e risponde con il destro dalla distanza  di Hamsik, messo in angolo da Buffon, ma la Juve continua a essere pericolosa con le ripartenze di Higuain e con Benatia che, sugli sviluppi di un calcio d’angolo, spara alto da buona posizione. I partenopei aumentano il ritmo, creando qualche difficoltà ai bianconeri in fase di impostazione e dopo un rilancio errato di Chiellini, Insigne può cercare l’angolino da fuori area, trovando il primo, grande intervento di Buffon. Il secondo arriva dopo il corner successivo, per respingere praticamente sulla linea il colpo di testa dello stesso Insigne. Anche il Napoli però deve stare attento a non commettere errori: quando Albiol serve involontariamente Dybala, la Joya punta l’are a prova a piazzare il sinistro, alzando troppo la mira. Così, nonostante la maggior pressione degli uomini di Sarri nella seconda parte del primo tempo, quando si torna negli spogliatoi le occasioni si equivalgono.

IL CUORE DELLA JUVE

Chiudere gli spazi, specie sulla corsia di sinistra del Napoli, raddoppiare l’uomo e ripartire, il più rapidamente possibile: questa è la missione della Juve nella ripresa. I bianconeri devono stringere i denti e rischiano sul rasoterra di Callejon dal limite a fil di palo. Poco dopo il 20′ Allegri opera il primo cambio, sostituendo Khedira, toccato duro nel primo tempo, con Marchisio e subito dopo la Juve va vicinissima al raddoppio con il traversone di Pjanic e la sventola al volo di Matuidi, messa miracolosamente in angolo da Reina. Anche Insigne cerca la battuta di prima intenzione dopo il cross di Hamsik, prima di lasciare il posto a Ounas, mentre Allegri cambia Douglas Costa con Cuadrado e De Sciglio con Barzagli. È una gara da vivere trattenendo il fiato, perché il Napoli ci prova in tutti i modi, ma la solidità dei bianconeri è impressionante. Ogni pallone, ogni tentativo, ogni idea, si spegne al limite dell’area. La disciplina e l’ordine tattico della Juve valgono più di qualsiasi arma a disposizione di Sarri. E l’ 1-0 finale è il premio, meritatissimo, per il cuore, la grinta messi in ogni intervento.

NAPOLI-JUVENTUS 0-1

RETI: Higuain 13′ pt

NAPOLI
Reina; Mario Rui (31′ st Maggio), Albiol, Koulibaly, Hysaj; Allan (22′ st Zielinski), Jorginho, Hamsik; Callejon, Mertens, Insigne (31′ st Ounas)
A disposizione: Sepe, Rafael, Chiriches, Scarf, Maksimovic, Rog, Diawara, Giaccherini, Leandrinho
Allenatore: Sarri

JUVENTUS
Buffon; De Sciglio (39′ st Barzagli), Benatia, Chiellini, Asamoah; Khedira (22′ st Marchisio), Pjanic, Matuidi; Douglas Costa (34′ st Cuadrado),  Dybala; Higuain
A disposizione: Szczesny, Pinsoglio, Rugani, Alex Sandro, Bentancur, Sturaro, Bernardeschi
Allenatore: Allegri

ARBITRO: Orsato
ASSISTENTI:  Di Fiore, Manganelli
QUARTO UFFICIALE: Doveri
VAR: Irrati, Aureliano

AMMONITI: 22′ pt Chiellini, 46′ pt Mertens, 14′ st Mario Rui

Allegri si reinventa nonostante il classico 442

Allegri si reinventa e se la inventa, la Juve diventa il Milan di Massaro, per una notte, la notte, quella notte. A proposito di Capello: la sua Juve aveva una presenza in mezzo, questa no, non ancora. Ecchissenefrega, se non fosse che la mutazione genetica verso il nuovo lido è ancora a metà strada proprio lì, all’altezza del cuore.

I denti sono però quelli del classico, vecchio, sporco, fottutissimo 4-4-2 in cui le abbiamo viste tutte, già viste, pesanti come un b-movie di maniera proposto sulle tv locali. I denti del marpione che non sopporta le grandi produzioni, che sa che le pay-TV non può ancora permettersele. Una squadra bavosa, odiosa, che mette la propria ombra sul campionato.

Tutte quelle cose, con quel risultato, secondo successo al San Paolo dal 2000 a oggi, entrambi firmati Allegri, stadio con una storia avversa e controversa. Cose così: dalla zampata di Higuain alla sparizione di Higuain, Asamoah che non supera il centrocampo, De Sciglio che ne sbaglia una sola ma è grossa, Pjanic inibito e stordito, Buffon c’è ma non trattiene, Khedira che è Tutankhamon, Douglas follia pura ma nel bene in quella che è la vittoria del male.

Male: il cosiddetto gioco, la ferita sul campionato, i però che si leggeranno, i nervi degli italiani fino all’Inter. Il male è anche questo: spegnere la luce all’avversario che va a caccia, sedersi in un angolo, vederlo brancolare, esaurirsi. Poi uscire, tornare a casa, rivalutare tutto dal giorno dopo.

Intendiamoci: la casa sono gli ottavi di Champions e lo Stadium, dove ci saranno le prossime due di un male collettivo pronto a trasformarsi ancora. E nessuno immagina in cosa.

Luca Momblano.

Solita brillante fase difensiva, con in più i ribaltamenti di Costa

C’era quasi la sensazione che l’undici scelto da Allegri per la sfida del San Paolo fosse una sorta di esperimento con larga dose di imprevedibilità. Basti pensare al ritorno – almeno negli uomini – a quel centrocampo a 3 che così tanto aveva faticato nelle precedenti uscite.

In realtà, il canovaccio tattico della partita (e non era difficilissimo da prevedere) non è stato eccessivamente dissimile da quello degli anni passati. Anzi, rivoluzionarlo sarebbe stato forse anche illogico, visto che la Juventus in fase di non possesso possiede tutte le caratteristiche che il Napoli soffre, come la compattezza, l’attenzione e l’eccellente copertura degli half spaces

Il classico 442 bianconero  nega sia la profondità che lo spazio tra le linee, con un atteggiamento basso che riduce sensibilmente le soluzioni offensive del Napoli, di conseguenza i giocatori di Sarri si trovano il centro del campo blindato e sono costretti ad andare sulle fasce. Inoltre, rispetto ad altre compagini, la Juventus è in grado di mantenere viva l’attenzione anche in intere partite passate a difendersi, rendendo quindi vano il tentativo dei padroni di casa di disordinare lo schieramento avversario con una fitta ragnatela di passaggi.

La vera novità, per una Juventus che in questo inizio di stagione fatica molto a risalire il campo, si è vista nei ribaltamenti di fronte dei primi 25′. Ogni volta che si recuperava palla, c’era la sensazione di poter arrivare in porta con una facilità disarmante. Le tre punte – anche se teoricamente era un 442 pure in fase di possesso – hanno seminato il panico, palesando i limiti nella riaggressione da parte di un Napoli che accompagna l’azione offensiva con tanti uomini.

Il giocatore chiave delle offensive bianconere è stato senza dubbio Douglas Costa: tra lui, Dybala e Higuain è infatti il brasiliano quello più bravo ad attaccare in spazi larghi, con una conduzione che gli consente di coprire ampie porzione di campo palla al piede. E da lui sono nate le occasioni più nette del match.

Poco a poco, però, la Juve è stata sempre più inefficace nel contrattacco, soffrendo il brillante pressing alto napoletano e scegliendo di adottare un atteggiamento conservativo praticamente per tutto il resto dell’incontro. E, tatticamente, si è visto ben poco di innovativo rispetto a quanto si sapeva già, col Napoli che ha mostrato i soliti limiti di rosa contro squadre di un certo tipo, non riuscendo a rendersi pungente coi soliti schemi e i soliti triangoli. Evidente quanto manchino profili più individualisti, in grado di crearsi la giocata da soli quando le soluzioni minuziosamente studiate in allenamento non funzionano (è infatti un calcio estremamente organizzato).

Di conseguenza, la fisica e precisa retroguardia juventina – Benatia in stato di grazia – non ha mai dato l’idea di soffrire nonostante larghe fasi in cui sostanzialmente i campioni d’Italia non sono quasi riusciti ad allontanarsi dalla propria trequarti, gestendo con grande tranquillità i numerosi cross (ben 31). Per quanto i molti errori tecnici palla al piede abbiano impedito alla Juve di alzare il baricentro, le strette linee del 442 sono state quasi impeccabili.

Insomma, pur con ancora una fase di possesso a tratti molto migliorabile e scarsamente continua nell’arco dei 90′, è bastata la solita Juve dal blocco basso e poco propenso a farsi attrarre dal pressing per mettere – per l’ennesima volta – in crisi la produzione offensiva partenopea e sbancare il San Paolo.

Mentre c’è una Juve che può solo migliorare, il Napoli forse per la prima volta da quando Sarri siede sulla panchina sta mostrando molte difficoltà negli ultimi metri (basti pensare alle ultime sfide con Chievo e Udinese).

E questa, più che ancora che la sconfitta in sé o la situazione di classifica, è la realtà che esce dalla sfida del San Paolo.

Jacopo Azzolini.

Grazie Napoli, per averci fatto tornare Juve

Grazie Napoli, per averci accolto tra i soliti cori, mortaretti, odio, schieramento militare, pullman anonimo e hotel blindato.

Grazie perché dopo 26 vittorie consecutive in A e col gioco più bello d’Europa ci hai fatto ancora capire cos’è la Juve, come sa difendersi come nessuno in Europa negli ultimi anni, come si vincono gli Scudetti, come si rivincono, con l’umiltà, l’attenzione, la cattiveria, la lucidità mostruosa in non possesso.

Grazie perché questa volta non c’era la scaramanzia, non c’erano gli amuleti e i cornetti, perché eri superiore, come l’anno scorso, come due anni fa, insomma, pompata da tutta la stampa stufa di un dominio Juve di sei anni, questa volta eri più forte. Si è visto, come no, ti abbiamo fatto attaccare per 90 minuti facendoci il solletico e noi siamo usciti 3 volte, con un gol e due miracoli di Reina.

Grazie perché dopo il doloroso sogno Champions ancora una volta morto solo all’ultima delle albe, ci hai rimesso dentro quella voglia matta di rincorrere, di ritornare a mettere la testa bassa e puntare avanti, inseguire chi usurpa un posto che per noi era quasi diventato scontato, troppo facile, quasi noioso, e invece…

Grazie perché ancora adesso, dopo aver battuto la testa contro il muro per la quinta volta di fila, Sarri continua a snocciolare dati sul possesso, sulla supremazia, continuando a non capire che sei il migliore se sai variare, se sai adattarti all’avversario, se sai essere bravissimo sia quando sei martello che quando sei incudine, e non continuando a fare gli stessi identici schemi e poi andare a secco appena un allenatore ti toglie la profondità (Allegri, come Spalletti, ma anche Maran).

Grazie perché ci hai fatto riscoprire il gusto dell’essere rocciosi, compatti, solidi e lì davanti feroci, guizzanti, tecnici e fatali. Averci fatto riscoprire di essere la Juve, anche in giallo contro grigio e non bianconero. Grazie perché è la terza gara che non becchiamo gol, proprio in casa della squadra dal belgioco offensivo, di averci fatto capire come Chiellini&Benatia possono essere implacabili come Chiellini&Bonucci, che Asamoah è un giocatore ritrovato e che De Sciglio comincia a commettere un po’ meno errori rispetto a quelli che temevamo.

Grazie perché hai fatto capire, a molti dei nostri, che Allegri è un mister che ha vinto 2 volte al San Paolo dopo 10 anni in cui non si vinceva, e che è uno dei pochi al mondo che varia a 3, 4, 5, attacco, difesa, che ironizza e smorza in pre-partita, che parla di Napoli come “buon test per l’Olympiacos“. Che a volte non ci fa esaltare. Ma lo fa quasi sempre, alla fine delle gare.

Grazie soprattutto perché hai esultato alla mano rotta di Higuain. Hai esultato perché sapevi che non avresti affrontato il tuo incubo peggiore. E poi lo hai sbeffeggiato a quel punto, dicendo che era un vigliacco, che aveva paura del San Paolo (ma in realtà ti aveva già zittito). Grazie perché hai scritto in modo buffonesco “Peccato non ci sia, avrei voluto fargli 4 gol“. Grazie perché quando hai saputo che avrebbe giocato, con una voglia matta, anche dopo 3 giorni da un intervento, anche col dolore, hai provato un brivido di angoscia, ma hai continuato a dire “meglio così, Mandzukic era più in forma“.

Grazie perché hai fischiato il nostro 9, in 60.000, in modo assordante, dal primo istante, nel riscaldamento e hai continuato in modo incessante, finché non è accaduto quello che sapevamo già tutti, tu in primi:

col il numero 9, ha segnato…Gonzalo Higuain, GONZALO HIGUAIN!!

Infine, grazie perché al fischio finale, quando abbiamo vinto in casa della squadra che continua ad essere la capolista, il nostro capitano, con parole naturalissime ha detto: “No, non gioisco tanto perché siamo solo 2°, anzi, domani probabilmente saremo 3°. Ecco…

Ecco. Grazie per averci rimesso dentro quella voglia di essere famelica e vincente.

Grazie perché adesso, siamo tornati. E’ tornata la Juve!

Sandro Scarpa

15a Serie A: Napoli-Juventus 0-1

di Kareem Bianchi

Una Juve cinica e accorta disinnesca i meccanismi partenopei ed espugna il San Paolo


Napoli e Juventus arrivavano allo scontro in condizioni differenti; i partenopei, dopo un inizio di stagione brillante erano reduci da una vittoria di misura ad Udine, in cui si sono palesati per l’ennesima volta i limiti della compagine di Maurizio Sarri nell’affrontare una squadra che difende con linee strette coprendo gli half-spaces. Allo stesso tempo la Juventus arrivava da una prestazione piuttosto blanda contro il Crotone, che sembrava tuttavia un buon segnale in chiave futura.

La sfida del San Paolo serviva, alla Juventus, per constatare quanto visto di buono difensivamente nelle due precedenti gare – contro Barcellona e Crotone – non subendo gol per la terza partita consecutiva; mentre per il Napoli la sfida aveva un significato sia morale – una vittoria avrebbe aumentato l’autostima e la consapevolezza dei partenopei – che in termini di classifica, poiché un’eventuale successo avrebbe portato ad un +7 dai bianconeri.

La Juventus era schierata con Buffon tra i pali, protetto dal pacchetto difensivo formato da De Sciglio, Benatia, Chiellini e Asamoah; Douglas Costa, Pjanic, Khedira e Matuidi (da destra a sinistra) a centrocampo e l’attacco ha visto Dybala alle spalle di Higuain.

Il Napoli ha utilizzato il suo consueto undici iniziale (escluso Ghoulam, causa rottura del crociato) che vede la porta di Reina difesa da Hysaj, Albiol, Koulibaly e Mario Rui; il centrocampo composto da Allan, Jorginho ed Hamsik e l’attacco formato da Callejon, Mertens e Insigne.

La facilità nella risalita del campo

Ciò che contraddistingue il Napoli dalle altre squadre in Italia è il desiderio di esprimere il proprio gioco in qualsiasi situazione nonostante le avversità. L’essenza del gioco della squadra di Sarri è il pressing aggressivo, il quale nella prima mezzora di gioco è stato piuttosto inefficace a causa di spaziature errate, ma il merito della Juventus è stato saper manipolare le linee di pressione per trovare l’uomo alle spalle del centrocampo avversario.

Questa disposizione non è stata troppo dissimile da quella adottata da Guardiola contro il Napoli. La costruzione bianconera prevedeva i due centrali larghi sulla linea di Buffon, Pjanic e Khedira che si abbassavano per ricevere e i terzini a garantire ampiezza alle spalle dell’attacco del Napoli.

Nella situazione qui sopra i due esterni del Napoli si occupano dei centrali bianconeri tenendo d’occhio i terzini alle proprie spalle e Mertens marca Pjanic mentre Hamsik (fuori inquadratura) è pronto a salire in pressione su Khedira.

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I bianconeri superano la prima linea di pressione con relativa facilità

Il superamento della prima linea di pressione si è ripetuto più volte soprattutto grazie alle conduzioni palla al piede di Douglas Costa, il quale rompeva le linee di pressione mediante il dribbling, e alle ricezioni – in particolare di Dybala, ma anche di Higuain, talvolta abbassatosi per fare da raccordo – ai lati e alle spalle di Jorginho, isolato al centro senza il supporto di Hamsik e Allan, saliti in pressione sui due interni bianconeri.

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Forzare sui punti deboliL’obiettivo della Juventus in fase di non possesso era di dirigere il Napoli a costruire il gioco sulla destra – notoriamente la catena laterale composta dai giocatori meno tecnici: Hysaj, Allan e Callejon – mediante il pressing. I meccanismi di pressione prevedevano che Higuain aggredisse Albiol, Dybala accorciasse su Koulibaly schermando allo stesso tempo Jorginho, marcato alle spalle da Pjanic, e che Douglas Costa salisse in pressione su Mario Rui mentre Khedira si occupava di Hamsik. Una volta convogliato il Napoli sul lato destro del campo gli uomini di Allegri si disponevano nel consueto 4-4-1-1, che talvolta poteva diventare un 4-5-1 qualora Dybala si abbassasse sulla linea dei centrocampisti, con linee strette e compatte negando gli spazi di ricezione tra le linee; in fase di difesa posizionale, inoltre, Pjanic e Khedira avevano il compito di uscire sulle rispettive mezz’ali avversarie, Allan e Hamsik, quando entravano in possesso del pallone.

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Il pressing della Juventus

L’ennesimo piano per ostacolare la manovra del Napoli : forzare Reina al lancio lungo, marcando i componenti del triangolo di costruzione.

 

Il gol di Higuain

Il gol del vantaggio bianconero è nato da un ripiego difensivo di Douglas Costa – molto generoso in fase di non possesso ed autore di una prestazione egregia – , il quale, raddoppiando la marcatura di Insigne ha intercettato un tentativo di scavetto da parte dell’azzurro e dato inizio al break della Juventus. Dopo aver saltato Jorginho, ha appoggiato il pallone a Dybala e continuando la sua corsa, ha portato via Koulibaly dalla marcatura di Higuain, che ricevendo un passaggio ben calibrato dal suo connazionale, con un ottimo controllo seguito da una conclusione rasoterra alla sinistra di Reina segna il gol dell’1 a 0.

Qui non si passa

Dopo la rete del vantaggio la Juventus ha controllato la restante mezz’ora, spostando la palla da un lato all’altro al fine di far collassare il Napoli su un lato per attaccare quello opposto.  Pur correndo dei rischi su alcuni errori tecnici da ambo le parti causati dai rispettivi pressing, il primo tempo si è concluso senza altre occasioni da gol degne di nota. Nel secondo tempo, dopo un iniziale pressing, la Juventus ha preferito adottare un atteggiamento più passivo e concentrato sulla compattezza centrale e questo ha indotto il Napoli a sviluppare un possesso orizzontale senza trovare sbocchi tra le linee finendo per isolare Mertens tra i due centrali bianconeri.

Il 4-4-2 della Juventus e le marcature specifiche di Pjanic e Khedira

Conclusione

La sfida tattica tra Maurizio Sarri e Massimiliano Allegri è stata vinta nuovamente da quest’ultimo, sfruttando i punti deboli del Napoli e facendo schiantare l’attacco partenopeo contro l’organizzato muro difensivo della Juventus.

Il gioco prevedibile e rigido di Sarri è un limite contro le grandi squadre e al San Paolo ne è stata la riprova.