«Ottimi segnali dalle ultime gare»

«Ho visto una squadra viva, al di là degli aspetti tecnici. Ora la sfida con la Roma, una partita importante»

La prima contro la seconda, per chiudere in bellezza. Prima di volare a Doha per la Supercoppa, i bianconeri affronteranno l’ultimo impegno in campionato del 2016 contro la Roma, in una sfida che se ancora non potrà essere decisiva, avrà comunque un peso specifico notevole nel percorso di entrambe le squadre. «È una partita importante – ribadisce Gianluigi Buffon ai microfoni di Mediaset e Sky Sport – Loro stanno bene e sono fiduciosi e non è certo una sorpresa vederli così in alto, anche perché la Roma ha giocatori di valore internazionale, un ottimo allenatore che stimo molto, ha identità ed esperienza. Non le manca nulla per provare a vincere il titolo. D’altra parte Roma e Napoli, insieme alla Juve, in questi anni hanno dato vita a tanti duelli sportivi e questo significa che i progetti di queste due società stanno dando risultati importanti».

Con 36 gol segnati i giallorossi hanno il miglior attacco del campionato (quello bianconero è secondo con 35 reti) e Dzeko, con 12 centri, guida la classifica cannonieri insieme a Icardi: «In questo momento è lo stoccatore più pericoloso e si è integrato perfettamente negli schemi di Spalletti – continua il capitano – Probabilmente aveva solo bisogno di un po’ di tempo, anche perché oltre a questo presente ha anche un passato importante che parla a suo favore. Non giocherà Totti? Quando Francesco non mi gioca contro sono sempre felice. Intanto perché nutro nei suoi confronti una stima illimitata e poi perché ha la medesima classe di quando ha iniziato, anzi, forse in alcune giocate l’ha addirittura affinata. È un punto di riferimento per la squadra e per la città».

La Roma arriva alla sfida sulle ali dell’entusiasmo, dopo i successi su Lazio e Milan, ma la Juve non è da meno, viste le convincenti vittorie contro Atalanta, Dinamo Zagabria e Torino: «Siamo usciti dal Derby rinfrancati, perché era una gara insidiosa e inoltre nelle ultime partite ci sono stati buoni segnali, che forse può percepire solo chi vive la quotidianità dello spogliatoio, ma che mi rendono molto felice, perché al di là degli aspetti tecnici, ho visto una squadra viva».

Lo sguardo si sposta sulla Champions e su sorteggio che ha riservato ai bianconeri il Porto negli ottavi: «È inutile negare che sarebbe potuta andare peggio, credo sia onesto ammetterlo – spiega Buffon – Siamo favoriti, ma poi dovremo dimostrarlo in campo, perché sulla carta molte squadre vincono, ma poi steccano al momento della verifica. Rispettiamo molto il Porto che tra l’altro ha eliminato la Roma, quindi ha valori, esperienza e singoli abituati a calcare certi palcoscenici da protagonisti. Certo, l’anno scorso con il Bayern agli ottavi era andata peggio».

Capitolo Supercoppa. Chiudere il 2016 con un trofeo sarebbe davvero la ciliegina sulla torta di un altro anno fantastico: «Una finale dà sempre emozioni particolari. Inoltre giocare gare del genere è importante, perché ci si abitua a scontri in cui non c’è appello e si dev’essere subito in partita e quindi può essere utile anche in ottica futura».

Infine una curiosità. Da qualche giorno Gigi sfoggia degli inediti baffi e in molti si sono chiesti se dietro al cambio di look ci fosse una questione scaramantica: «Nessuna scaramanzia – racconta il portierone – Semplicemente mi stavo facendo la barba e il rasoio si è scaricato lasciandomi una specie di baffo. A quel punto li ho rimodellati e li ho tenuto, ma credo che tra poco sene andranno…».

 

5 Juve-Roma che hanno scritto la mia storia (bonus track: Ergodeturone)

C’è stata una lunga attesa, perché nel frattempo abbiamo visto il campionato in buona fede e poi quello falsato, durato lo spazio di due giorni.

C’è stato il pre derby, il cuore Toro, il tremendismo; il tifoso, l’allenatore e il massaggiatore (e non è un film con Pippo Franco!), i pronostici di Glik, i consigli di Zeman, il gol di Belotti e poi abbiamo assistito a quel che restava del derby, con il consueto finale.

Roma-Milan, il bel gol di Nainggolan, Pruzzo che evidenzia il giorno di riposo in più della Juve, ma ancora non eravamo pronti.

Infine, atteso da tutti noi come Babbo Natale viene bramato dai bambini la notte della vigilia, sul Corsport è arrivato Er go’ de Turone.

 

Adesso sì, ci siamo davvero. Mancano solo i commenti alla designazione arbitrale: “no, va beh, arbitra X, quello che non espulse Acerbi 5 anni fa contro di noi”, “incredibile, inutile andarci, ci arbitra Y, quello che ha dato un rigore alla Juve quest’anno” (allora facile capire chi sia questo Y, ndr), “ridicolo, hanno designato Z, era il quarto uomo che non segnalò all’arbitro un rigore clamoroso per noi a Bologna tre anni fa”.

Ma questa è solo una formalità. Con Turone ci siamo davvero.

 

Juve-Roma è stata felicità, gioia, spesso divertimento, talvolta delusione. I peggiori che ricordi sono curiosamente due 2-2, quello di Nakata-Van der Saar e, forse ancor di più, quello di Pruzzo che segna in rovesciata, fa rompere un dito a Tacconi e rovina il mio pomeriggio di infinite partite a pallone tra amici a Villa Torlonia.

Una radiolina accesa sopra i maglioni appoggiati a terra che fungevano da pali sapeva fare più male di un urlo infinito di Caressa dentro la tv.

 

Qui, però, vi dico i 5 Juve-Roma giocati a Torino cui sono più legato.

N.B. Ho scelto, per motivi sentimentali che facilmente comprenderete, di non inserire quello d’Er go’ de Turone (mio storico nick nei forum, titolo del mio primo libro, vero compagno di mille avventure), con i suoi epici racconti che lo accompagnano (“diluviava, non sai quanto diluviava ma ci dovevo essere a tutti i costi, e tu ci ridi, ma quel gol annullato ha rovinato un sogno”, robe così, dette con tono incazzato ancora oggi). Sarebbe stato chiaramente fuori concorso, tipo il Dream Team alle Olimpiadi di basket. Non metterò neanche il 3-2 con la leggenda dei tre gol irregolari: ferita troppo fresca per gli amici giallorossi, ne parleremo tra dieci o vent’anni.

 

 

5) Il cappottone di Maifredi (18 novembre 1990, Juve-Roma 5-0)

Il regalo di Montezemolo, dopo due coppe vinte con Zoff negli anni in cui a vincere in Italia erano tedeschi, argentini e olandesi, è il calcio champagne di Maifredi. Dopo una Supercoppa tragicomica, in campionato si finisce fuori dalle coppe, per la prima volta da quando sono nato. Eppure, all’inizio del torneo, le cose non andavano così male, con sprazzi di bel gioco di Baggio, Schillaci & co. A metà novembre arriva la Roma, ancora arrabbiata per il gol di Turone annullato solo 9 anni prima. La vedo al Circolo sportivo in cui sono iscritto (a Roma tutti sono iscritti a un Circolo sportivo: lì a 15 anni si gioca a tennis piuttosto che studiare, a 40 si gioca a tennis piuttosto che lavorare, a 70 lì ci si gode la pensione giocando a carte e, a quel punto sì, facendo finta di lavorare).

La partita si apre con un gol di Schillaci su assist De Marchi (!) e già pensiamo di avere visto tutto. Dopo qualche minuto Hassler pare Garrincha e segna ancora Totò. Finita? No, perché con un meraviglioso pallonetto di testa di Aldair (forse disturbato da qualche guardalinee) insacca, ma nella porta sbagliata. Cioè, in quella giusta, ma per lui era sbagliata. La Juve attacca ancora e Schillaci fa la sua tripletta, Baggio dribbla il portiere e realizza il 5-0.

Ho 15 anni, sono felice, domani a scuola mi divertirò un mondo. Ora posso tornare a giocare a tennis, per studiare c’è sempre tempo.

 

 

 

 

4) Il guanto di Aldair (15 gennaio 1995, Juve-Roma 3-0)

La Triade, Lippi, Baggio, Del Piero, Vialli, Ravanelli. Al centro Paulo Sousa. C’è già stato il giorno dei giorni con il gol dei gol, contro la Fiorentina, il giorno in cui abbiamo capito tutto. Ci sono stati anche alcuni gol fantasma: in altri termini, tre palloni mai entrati nella porta della Juve (memorabile quello di Galante in uno Juventus-Genoa 1-1 ), che però sono stati visti dentro dai direttori di gara: in quei casi però si trattava di gol fantasma assegnati in buona fede, non come nel ’98 quando gli arbitri lo facevano apposta.

 

A gennaio arriva la Roma, infuriata per il gol di Turone annullato appena 14 anni prima.

A Torino, a gennaio, fa freddo.

Aldair viene dal Brasile, ha freddo, quindi gioca con i guanti.

Batte un fallo laterale con i guanti di tutta fretta, non si capisce bene perché, proprio mentre il guardalinee sta passando dietro di lui. Da questo micidiale contatto, uno degli episodi più comici della storia del calcio, nasce un indimenticabile assist per Ravanelli, che con un bel pallonetto insacca l’1-0. Furiose le proteste giallorosse, non ancora placatesi a 21 anni di distanza.

Petruzzi stende Vialli, rigore, rosso, immancabili proteste, 2-0. Poi ancora il capitano bianconero, solo in contropiede per il 3-0.

La Roma si lamenta, noi corriamo verso un meraviglioso scudetto (atteso da ben nove anni).

Non ditemi che una roba del genere l’avete già sentita.

 

 

 

3) Il trionfo del Sistema (5 gennaio 2014, Juve-Roma 3-0)

La Juve è reduce dalla rinascita e dai primi due scudetti dell’era Conte. La Roma, dopo il disastro del derby in finale di Coppa italia, riparte con Garcia, che fa un lavorone: riesce a caricare l’ambiente e mette in campo una squadra coperta e micidiale quando riparte, soprattutto con Gervinho, che pare irrefrenabile.

Vince le prime dieci partite di fila, ma non bisogna aspettare la decima per le accoglienze trionfali da parte di migliaia di tifosi a Fiumicino dei giocatori al rientro dalle trasferte e per le canzoni che sbeffeggiano le rivali ormai destinate a soccombere agli eredi dell’Impero (rimarrà nella leggenda la hit “Amo ucciso il campionato” ).

 

La squadra rallenta, viene superata dalla Juve ma c’è una grande attesa per il 5 gennaio, match scudetto. L’anticipo dal 6 al 5 sera ha già prodotto un memorabile e incomprensibile titolo del Corsport: “Roma attenta, aiutano la Juve”. Il quotidiano romano si scatena e intervista perfino Turone, autore di un importante gol annullato solamente 33 anni prima. L’attesa è spasmodica. Stavolta è l’anno giusto. Quest’anno ci siamo.

E invece.

E invece segna Vidal, raddoppia Bonucci, triplica Vucinic su rigore, la Roma al solito finisce in 9, finisce 3-0 una partita senza storia dall’inizio alla fine.

Il match tuttavia verrà ricordato per uno straordinario Morgan De Sanctis nelle interviste post partita, in cui afferma che “in Italia la Juve è ancora più forte di quello che è. E’ il sistema italiano che la rende più forte. Ma questo non vuol essere qualcosa di negativo: per esempio, la Juve sono tre anni che gioca in uno stadio tutto nuovo, questo è frutto del sistema. Il sistema vuol dire tante cose, il sistema in cui ci troviamo, un po’ di sudditanza da parte di tutti. Poi non vorrei neanche che se uno dice qualcosa contro il pensiero Juve dice qualcosa che è da bar, quello no, ognuno deve stare nei propri discorsi, con legittimità, perché se potesse parlare solo chi vince allora non potrebbe parlare nessuno in questo sistema”.

Qui capiamo che il campionato, stavolta, è stato ucciso davvero.

 

 

 

2) La rivincita di Alex (16 febbraio 2008, Juve-Roma 1-0)

E’ tempo di rivincite. La Juve torna in A dopo Calciopoli, la Roma deve vendicare il gol di Turone, annullato appena 27 anni prima.

Dopo che nel 2006 gli amici giallorossi ci avevano detto che finalmente era stato svelato il motivo delle nostre vittorie e delle loro sconfitte, eccoci nel nuovo calcio post Triade, con la Juve smembrata due anni prima.

I bianconeri si presentano con Zebina, Legrottaglie, Molinaro, Iaquinta e compagni, la Roma si sta giocando lo scudetto con i nerazzurri rilanciati da Guidone.

Non solo qui a Roma, Del Piero è considerato un giocatore in discesa da tempo: l’infortunio del ’98, poi gli Europei del 2000 ovviamente persi per colpa sua e così via.

Moggi non c’è più. Giraudo non c’è più. Bergamo e Pairetto non ci sono più. E neanche Cannavaro, Emerson, Ibra, Zambrotta e Thuram.

Alla fine del primo tempo c’è una punizione dal limite per la Juve. Si discute su dove piazzare il pallone, c’è una lunga attesa prima della battuta. E’ già qui, che si capisce che gli avversari sanno perfettamente che quell’avversario è sempre un pericolo, altro che carriera ormai agli sgoccioli. E’ già qui, che capiamo come finirà quella punizione. E infatti va così, pallone sotto l’incrocio, l’esultanza di Alex.

Finirà 1-0, gol decisivo di Del Piero.

Senza Moggi, senza Triade, senza Ibra, due anni dopo che “ora finalmente possono vincere tutti”, “vedrai che ora non sarete più antipatici”, “ora è stato dimostrato perché vincevate”.

Da allora, dal 2006, hanno vinto solo Inter, Milan e Juve. Noi, in particolare, abbiamo battuto i giallorossi praticamente sempre e conquistato 5 scudetti di fila, come non accadeva dal 1935.

Ora forse avete capito davvero perché vincevamo prima e perché abbiamo subito ripreso a vincere dopo.

 

 

 

1) Il ritorno del Maestro (29 settembre 2012, Juve-Roma 4-1)

Che incubo, Moggi. E’ per colpa sua che non sono andato al Real o al Barca. E’ lui ad avermi spedito in Turchia o a Belgrado, e a farmi andare male le cose pure lì. E’ per lui che non sono il più grande di sempre. Ma ora non c’è più, e così a Roma mi hanno acclamato, richiamato, reincoronato. Andiamo a fine settembre allo Juventus Stadium. La Juve è senza allenatore, perché Conte è stato squalificato. Al suo posto c’è Carrera. Non è giusto, però, che Conte possa allenare in settimana. Lo dico prima della partita, perché io non ho paura di dire quello che penso. I tifosi sono con me, guardali in quello spicchio di stadio, in me vedono un profeta, amano il 4-3-3, sanno che io lotto per loro. Oggi è il giorno della grande rivincita”.

Avrà pensato Zeman.

Che bello, arriva la Roma di Zeman. Tornano quelle praterie che abbiamo sempre amato. I loro alibi mentre noi siamo tornati a vincere.

Pirlo, gol!

Fantastico! Abbiamo spazi immensi, colline e praterie dove corrono dolcissimi i nostri attaccanti, Matri solo, respinge il portiere, ribattuta, mano, rigore, 2-0 di Vidal.

Tre minuti e c’è ancora Matri completamente solo.

Siamo già 3-0, non sono passati neanche 20 minuti.

Traversa di Marchisio. Siamo al ventiduesimo.

Traversa di Vucinic. E siamo ancora nel primo tempo.

Miracolo su Vucinic.

Ehi, ci sono anche loro: rigore generoso la prima volta che si affacciano nella nostra area, segna Osvaldo.

Marchisio, fuori di niente.

Gol annullato alla Juve.

Barzagli riparte, Giovinco è completamente solo, 4-1.

Erano anni che non mi divertivo così!

Mannaggia alla Cupola se davvero ti ha osteggiato in qualche modo.

Ci eri mancato, Maestro”.

Abbiamo detto noi, nelle poche pause tra una esultanza e l’altra.

 

 

Il Maestro Massimo Zampini.